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mercoledì 16 ottobre 2013

Ecco a voi il documento programmatico che accompagna la candidatura di Fausto Carmelo Nigrelli alla segreteria provinciale del PD

Premessa

Il congresso del PD 2013 si celebra in un momento di grande cambiamento e di grande confusione sia a livello internazionale, che nazionale, che locale.
Le istituzioni sono sottoposte a fortissimi stati di stress per le continue tensioni create da un lato dal populismo berlusconiano asservito agli interessi di uno, dall’altro dal populismo del M5S che ha intercettato il crescente disagio della popolazione e il rigetto rispetto a una politica che non appare in grado di affrontare i problemi del Paese e delle comunità locali.

Il Partito Democratico, in questa fase, costituisce e rappresenta l’unica realtà politica strutturata capace di accogliere le domande dei cittadini e le esigenze della Nazione per costruire politiche capaci di affrontare e risolvere i gravi problemi che stanno mettendo in ginocchio l’Italia e le comunità locali.

Dall’assetto che verrà fuori nei prossimi mesi verrà determinato il destino dell’Italia e delle comunità locali per il prossimo ventennio, come accadde all’inizio degli anni Novanta quando la sinistra sbagliò la strategia consegnando l’agenda politica alla destra populista. Questa volta non possiamo permetterci errori.

La società italiana e quella delle nostre comunità in questi venti anni è molto cambiata e la politica non sempre ha compreso i cambiamenti ed è riuscita ad essere al passo con i tempi.

La proposta programmatica

In provincia di Enna la sinistra ha governato a lungo negli ultimi venti anni e, anche quando non lo ha fatto ha comunque avuto un ruolo guida. È stata capace di una visione che ha dato frutti significativi e duraturi tra i quali l’Università Kore è il più importante. Tuttavia, dopo venti anni, c’è la sensazione che quella capacità progettuale di lungo periodo si sia appannata, che ci si sia rinchiusi nella gestione dell’esistente, in una posizione di difesa che è stata giustificabile per i continui attacchi che sono stati fatti negli ultimi anni alla provincia e al PD provinciale dall’esterno.
Oggi questa posizione di difesa, quasi di arroccamento, non appare più giustificabile e, soprattutto, non appare utile alla causa del PD che, proprio per il ruolo che ricopre e che è stato prima ricordato, deve essere messo in condizioni di proiettarsi oltre il suo tradizionale bacino, di utilizzare al massimo l’attrattività che gli viene riconosciuta.

Occorre riconoscere alcuni errori fatti nel passato quando il PD ha ereditato dalle formazioni politiche che lo hanno fatto nascere, la diretta presenza nella gestione di alcuni fatti importanti nella provincia, tra i quali la società che ha gestito il sistema integrato dei rifiuti. Pur essendo formalmente costituita dagli enti locali, molto spesso l’impressione è stata che essa sia stata diretta politicamente. È un errore: la politica non deve entrare nei fatti gestionali perché diversi sono gli obiettivi.

Anche in questo caso si è data l’impressione di chiusura, di difesa di situazioni non difendibili in cui l’interesse generale dei cittadini che un partito politico rappresenta è passato in secondo piano rispetto a interessi di parte.

Il partito della provincia, che pure al suo interno ha sempre avuto e continua ad avere spazi di confronto dialettico, all’esterno appare come un monolite quasi sovietico, in cui non c’è spazio per posizioni diverse da quelle della maggioranza. Certamente ciò è l’esito dell’errore di quanti, dopo avere militato nel PD, a causa di scontri politici durissimi, hanno deciso di lasciare il partito facendo mancare voci diverse che avrebbero arricchito il confronto interno e la ricerca di soluzioni positive per le comunità, ma anche dell’arroccamento della maggioranza.

Oggi, invece, la società è e deve essere aperta e un partito che ha l’ambizione di rappresentarla deve essere aperto. Deve essere il luogo del dibattito anche perché deve essere ricostruito, dopo venti anni di sistematica cancellazione dei concetti di cittadinanza, il cittadino come portatore di interessi e di responsabilità, non solo elettore, né tanto meno tifoso dell’uno o dell’altro.

Questo deve essere l’obiettivo culturale del PD anche in provincia di Enna.

Un Partito Democratici aperto al quale possono rivolgersi i tanti che fanno riferimento ai suoi valori che non sono spinti ad entrarvi perché vedono le porte chiuse, non si sentono cercati e invitati. Un partito aperto anche nei confronti di chi, sbagliando, ha creduto di cercare altre strade per rappresentare bisogni e soluzioni ai problemi, ma soprattutto aperto a giovani e meno giovani che vogliono dare una mano al Paese e alle comunità in questa difficile fase di passaggio.

Il Partito Democratico deve, può e sa essere il partito dell’accoglienza e deve, può e sa continuare ad essere in questo territorio il partito che ha una visione dello sviluppo e sa costruirlo. Deve però cambiare metodo: non costruire le visione, le azioni e i progetti in luoghi chiusi e circoscritti, con pochi attori, e poi somministrarli alle comunità, ma al contrario ascoltare i cittadini, le comunità e, poi, fare sintesi restituendo le proposte per il territorio.

Nel prossimo quadriennio occorrerà affrontare alcune questioni fondamentali a partire dalla riforma dell’organizzazione amministrativa dello stato con la istituzione dei liberi consorzi dei comuni. Adesso non sappiamo ancora quali competenze verranno assegnate ai consorzi né come verranno definiti: se ci saranno confini prestabiliti o la possibilità di più consorzi tematici. Il PD della provincia di Enna deve diventare il partito della Sicilia centrale, di tutta, da S. Stefano di Camastra a Gela perché sono le esigenze di questa Sicilia che devono essere rappresentate e i suoi problemi che devono essere affrontati e risolti. Una Sicilia centrale che si affaccia su due mari per rispondere alla crescita di peso che le città o aree metropolitane che non potranno non essere istituite e dare voce e dignità pari alla Sicilia delle piccole città.

E a rete devono essere i servizi essenziali, da quelli sanitari a quelli sociali, con la valorizzazione e non la mortificazione delle città di secondo livello in un’ottica di ottimizzazione del servizio ai cittadini.

Quindi un’apertura su tutta la Sicilia del centro con un approccio “a rete”, di collaborazione tra tante piccole città e valorizzazione del loro ruolo e delle loro comunità. Oltre al capoluogo, Enna, ci sono diverse città all’interno dell’attuale provincia e nelle aree circostanti che possono e devono essere piccole centralità che sulla base di forti principi di collaborazione, di integrazione e di sussidiarietà compartecipano alla pari allo sviluppo del territorio, a partire dalla non più procrastinabile riqualificazione delle infrastrutture.

Il PD della provincia di Enna avrà anche il compito di costruire un modello di sviluppo e di crescita economica basato sui beni culturali e naturali in maniera più decisa di quanto non abbia fatto in passato perché sono solo queste le risorse che cinesi e indiani non possono riprodurre a costi più bassi e sono queste che consentono di creare sia posti di lavoro a bassa qualificazione che ad alta e altissima specializzazione direttamente nel settore e nell’indotto, a partire da artigianato ed agricoltura.

In tutto questo il sistema dell’alta formazione incentrato sulla Kore deve essere ulteriormente potenziato puntando sull’alta qualità e cominciando anche qui a immaginare una università a rete, come in Emilia Romagna, sulla base delle vocazioni delle città e dei territori.

Un partito aperto, un territorio aperto, una rete di comunità che possa confermare al PD il ruolo di partito guida della Sicilia centrale mantenendone le tradizioni positive, ma innovandolo per rispondere meglio alle esigenze della società contemporanea.

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