meteo

domenica 17 novembre 2013

Risultati Convenzioni: consulta qui i dati dei singoli circoli

http://www.matteorenzi.it/risultati-convenzioni/

DATI DEFINITIVI DELLA CONVENZIONE DEL PD DELLA PROVINCIA DI ENNA

Cuperlo 2417 voti 79,98%
Renzi 370 voti 12,29%
Pittella 121 voti 4,00%
Civati 114 voti 3,77%.

La provincia di Enna manda alla Convenzione nazionale del 27 novembre 4 delegati. 3 sono della mozione Cuperlo, 1 della mozione Renzi.

Per la mozione Renzi andrà Francesco Romano di Leonforte, già candidato sindaco del PD di quella città. Lo abbiamo scelto per dare visibilità anche ai sostenitori di Renzi del nord della provincia.

A Piazza Renzi ha avuto il 77,30%, a Cerami il 33,3%, a Leonforte il 33,2%, a Troina il 23,96%, ad Aidone il 22,45%. Via via gli altri comuni fino a Pietraperzia e Centuripe dove Cuperlo ha avuto il 100%, passando per Enna città che dà il 93,45% a Cuperlo

Ecco perchè oggi votiamo per Matteo Renzi

Oggi 16 novembre, presso la sede del PD, in via Filippo Guccio, alle ore 10.00, si terrà la riunione di circolo, per la preselezione delle candidature a segretario nazionale. Verranno presentate le linee politiche collegate ai candidati. Le operazioni di voto si terranno presso la stessa sede dalle ore 16.00 alle ore 19.00.
E’ un primo fondamentale momento di confronto e di voto, per selezionare i partecipanti alle primarie di domenica 8 dicembre.
Noi voteremo per Matteo Renzi, per restituire al Paese un nuovo Partito Democratico: un Partito che non ha paura degli altri, perché è curioso; un Partito che abbatte i muri, non alza i ponti; un Partito che accoglie gli elettori, non li respinge; un Partito che si fa giudicare dai cittadini con il voto, non li giudica con moralismo supponente.
In un’Italia che sta attraversando una drammatica crisi economica e sociale, alle elezioni dello scorso febbraio circa metà degli elettori ha votato contro la politica, non andando a votare o votando Grillo.
E’ necessario che il nuovo PD incominci a dire parole più coraggiose, in sintonia con la realtà del nostro paese e che sappia vincere, convincere e coinvolgere.
Sabato 16 novembre appoggeremo Matteo Renzi perché si rivolge a tutti gli elettori, anche a coloro che sono delusi dalla politica; perché sa intercettare con credibilità il bisogno di cambiamento che viene richiesto dal Paese; perché sa coinvolgere e rimotivare non solo i delusi dalla vecchia e cattiva politica, ma anche dalla nuova ed altrettanto cattiva antipolitica; perché può rinnovare il PD rendendolo un partito unito, credibile, che non ha paura del cambiamento.
È importante che tutti gli iscritti partecipino, nel rispetto di quello che siamo: gli unici in Italia ad invitare iscritti e simpatizzanti ad essere Cittadini responsabili, non solo semplici utenti.
Carmelo Nigrelli
Rappresentante Provinciale Area Renzi
Loretta Vargiu
Referente Comitato Pro Renzi
Mauro Di Carlo
Coordinatore Big Bang Piazza Armerina

domenica 20 ottobre 2013

“Ci facciamo male da soli”. E’ il commento amaro di Mauro Di Carlo, coordinatore del Big Bang-PiazzaArmerina (l’associazione politico culturale che si ispira alla linea politica di rinnovamento del Partito Democratico proposta da Matteo Renzi), in merito alla recente decisione della Commissione Provinciale per il Congresso, che in data 27.10.2013 eleggerà il nuovo segretario provinciale del Partito Democratico, di riconoscere il diritto di elettorato attivo soltanto a coloro che risultino iscritti al partito entro e non oltre la data del 14.10.2013. “E’ difficile predicare ed auspicare una politica partecipata e virtuosa, quando poi si razzola male, limitando la partecipazione attiva di tutti coloro che si iscriveranno al Partito Democratico nelle due settimane che precedono il Congresso Provinciale, oltre che di tutti coloro che avrebbero voluto iscriversi al Partito e, invece, alla luce della decisione presa, avranno motivo per non farlo. Anche a volerne tralasciare gli eventuali profili di illegittimità, la scelta presa è del tutto incomprensibile, se non nell’ottica della ostinata e pervicace difesa dell’esistente. E’ una scelta che trasmette inevitabilmente l’idea di un partito chiuso, autoreferenziale, avvitato su stesso, schiavo del proprio apparato ed arroccato in difesa di vecchie e logore logiche partitocratiche. Tutto il contrario di ciò che il Partito Democratico dovrebbe essere: un partito accogliente, moderno, che sappia valorizzare risorse ed intelligenze, che sappia affascinare e far sperare nel futuro, che sappia parlare al cuore ed alla mente della gente, che possa essere modello di attrazione per tutti coloro che alla politica vogliono avvicinarsi o riavvicinarsi, ma chiedono con forza un profondo rinnovamento di protagonisti e metodi. Ha ragione Davide Faraone, deputato nazionale vicino a Matteo Renzi e Presidente del Big Bang Sicilia, quando dice che ad Enna quelli utilizzati sono metodi “sovietici”, che hanno quale unico scopo quello di contrastare qualsiasi voce di dissenso rispetto a leadership consolidate, ignari del fatto che il cambiamento sarà inevitabile. “Rottamare questo Pd è ormai un’emergenza.”

mercoledì 16 ottobre 2013

Ecco a voi il documento programmatico che accompagna la candidatura di Fausto Carmelo Nigrelli alla segreteria provinciale del PD

Premessa

Il congresso del PD 2013 si celebra in un momento di grande cambiamento e di grande confusione sia a livello internazionale, che nazionale, che locale.
Le istituzioni sono sottoposte a fortissimi stati di stress per le continue tensioni create da un lato dal populismo berlusconiano asservito agli interessi di uno, dall’altro dal populismo del M5S che ha intercettato il crescente disagio della popolazione e il rigetto rispetto a una politica che non appare in grado di affrontare i problemi del Paese e delle comunità locali.

Il Partito Democratico, in questa fase, costituisce e rappresenta l’unica realtà politica strutturata capace di accogliere le domande dei cittadini e le esigenze della Nazione per costruire politiche capaci di affrontare e risolvere i gravi problemi che stanno mettendo in ginocchio l’Italia e le comunità locali.

Dall’assetto che verrà fuori nei prossimi mesi verrà determinato il destino dell’Italia e delle comunità locali per il prossimo ventennio, come accadde all’inizio degli anni Novanta quando la sinistra sbagliò la strategia consegnando l’agenda politica alla destra populista. Questa volta non possiamo permetterci errori.

La società italiana e quella delle nostre comunità in questi venti anni è molto cambiata e la politica non sempre ha compreso i cambiamenti ed è riuscita ad essere al passo con i tempi.

La proposta programmatica

In provincia di Enna la sinistra ha governato a lungo negli ultimi venti anni e, anche quando non lo ha fatto ha comunque avuto un ruolo guida. È stata capace di una visione che ha dato frutti significativi e duraturi tra i quali l’Università Kore è il più importante. Tuttavia, dopo venti anni, c’è la sensazione che quella capacità progettuale di lungo periodo si sia appannata, che ci si sia rinchiusi nella gestione dell’esistente, in una posizione di difesa che è stata giustificabile per i continui attacchi che sono stati fatti negli ultimi anni alla provincia e al PD provinciale dall’esterno.
Oggi questa posizione di difesa, quasi di arroccamento, non appare più giustificabile e, soprattutto, non appare utile alla causa del PD che, proprio per il ruolo che ricopre e che è stato prima ricordato, deve essere messo in condizioni di proiettarsi oltre il suo tradizionale bacino, di utilizzare al massimo l’attrattività che gli viene riconosciuta.

Occorre riconoscere alcuni errori fatti nel passato quando il PD ha ereditato dalle formazioni politiche che lo hanno fatto nascere, la diretta presenza nella gestione di alcuni fatti importanti nella provincia, tra i quali la società che ha gestito il sistema integrato dei rifiuti. Pur essendo formalmente costituita dagli enti locali, molto spesso l’impressione è stata che essa sia stata diretta politicamente. È un errore: la politica non deve entrare nei fatti gestionali perché diversi sono gli obiettivi.

Anche in questo caso si è data l’impressione di chiusura, di difesa di situazioni non difendibili in cui l’interesse generale dei cittadini che un partito politico rappresenta è passato in secondo piano rispetto a interessi di parte.

Il partito della provincia, che pure al suo interno ha sempre avuto e continua ad avere spazi di confronto dialettico, all’esterno appare come un monolite quasi sovietico, in cui non c’è spazio per posizioni diverse da quelle della maggioranza. Certamente ciò è l’esito dell’errore di quanti, dopo avere militato nel PD, a causa di scontri politici durissimi, hanno deciso di lasciare il partito facendo mancare voci diverse che avrebbero arricchito il confronto interno e la ricerca di soluzioni positive per le comunità, ma anche dell’arroccamento della maggioranza.

Oggi, invece, la società è e deve essere aperta e un partito che ha l’ambizione di rappresentarla deve essere aperto. Deve essere il luogo del dibattito anche perché deve essere ricostruito, dopo venti anni di sistematica cancellazione dei concetti di cittadinanza, il cittadino come portatore di interessi e di responsabilità, non solo elettore, né tanto meno tifoso dell’uno o dell’altro.

Questo deve essere l’obiettivo culturale del PD anche in provincia di Enna.

Un Partito Democratici aperto al quale possono rivolgersi i tanti che fanno riferimento ai suoi valori che non sono spinti ad entrarvi perché vedono le porte chiuse, non si sentono cercati e invitati. Un partito aperto anche nei confronti di chi, sbagliando, ha creduto di cercare altre strade per rappresentare bisogni e soluzioni ai problemi, ma soprattutto aperto a giovani e meno giovani che vogliono dare una mano al Paese e alle comunità in questa difficile fase di passaggio.

Il Partito Democratico deve, può e sa essere il partito dell’accoglienza e deve, può e sa continuare ad essere in questo territorio il partito che ha una visione dello sviluppo e sa costruirlo. Deve però cambiare metodo: non costruire le visione, le azioni e i progetti in luoghi chiusi e circoscritti, con pochi attori, e poi somministrarli alle comunità, ma al contrario ascoltare i cittadini, le comunità e, poi, fare sintesi restituendo le proposte per il territorio.

Nel prossimo quadriennio occorrerà affrontare alcune questioni fondamentali a partire dalla riforma dell’organizzazione amministrativa dello stato con la istituzione dei liberi consorzi dei comuni. Adesso non sappiamo ancora quali competenze verranno assegnate ai consorzi né come verranno definiti: se ci saranno confini prestabiliti o la possibilità di più consorzi tematici. Il PD della provincia di Enna deve diventare il partito della Sicilia centrale, di tutta, da S. Stefano di Camastra a Gela perché sono le esigenze di questa Sicilia che devono essere rappresentate e i suoi problemi che devono essere affrontati e risolti. Una Sicilia centrale che si affaccia su due mari per rispondere alla crescita di peso che le città o aree metropolitane che non potranno non essere istituite e dare voce e dignità pari alla Sicilia delle piccole città.

E a rete devono essere i servizi essenziali, da quelli sanitari a quelli sociali, con la valorizzazione e non la mortificazione delle città di secondo livello in un’ottica di ottimizzazione del servizio ai cittadini.

Quindi un’apertura su tutta la Sicilia del centro con un approccio “a rete”, di collaborazione tra tante piccole città e valorizzazione del loro ruolo e delle loro comunità. Oltre al capoluogo, Enna, ci sono diverse città all’interno dell’attuale provincia e nelle aree circostanti che possono e devono essere piccole centralità che sulla base di forti principi di collaborazione, di integrazione e di sussidiarietà compartecipano alla pari allo sviluppo del territorio, a partire dalla non più procrastinabile riqualificazione delle infrastrutture.

Il PD della provincia di Enna avrà anche il compito di costruire un modello di sviluppo e di crescita economica basato sui beni culturali e naturali in maniera più decisa di quanto non abbia fatto in passato perché sono solo queste le risorse che cinesi e indiani non possono riprodurre a costi più bassi e sono queste che consentono di creare sia posti di lavoro a bassa qualificazione che ad alta e altissima specializzazione direttamente nel settore e nell’indotto, a partire da artigianato ed agricoltura.

In tutto questo il sistema dell’alta formazione incentrato sulla Kore deve essere ulteriormente potenziato puntando sull’alta qualità e cominciando anche qui a immaginare una università a rete, come in Emilia Romagna, sulla base delle vocazioni delle città e dei territori.

Un partito aperto, un territorio aperto, una rete di comunità che possa confermare al PD il ruolo di partito guida della Sicilia centrale mantenendone le tradizioni positive, ma innovandolo per rispondere meglio alle esigenze della società contemporanea.

I CONSORZI DEI COMUNI: LA POSIZIONE DI CARMELO NIGRELLI, CANDIDATO ALLA SEGRETERIA PROVINCIALE DEL PD

È falso affermare che in Sicilia sono state abolite le province, ma sono state solo sospese le elezioni di presidenti e consigli. Non si sa ancora quale riforma verrà approvata dall’ARS. Si tratta di una fase cruciale: in Sicilia ogni riforma amministrativa ha avuto effetti mediamente per 100 anni: quella che nel 1817 istituì le sette intendenze rimase in vigore fino al 1927 quando vennero istituite le province di Enna e Ragusa. Da allora sono trascorsi 86 anni. Occorre dunque immaginare come vogliamo che sia questa parte della Sicilia nel prossimo secolo.
Occorre riflettere bene. Ancora non sappiamo quali saranno i contenuti della riforma: se i confini dei nuovi Liberi Consorzi di Comune saranno stabiliti per legge o se vi saranno limiti di popolazione. Né sappiamo quali saranno le competenze attribuite ai Consorzi. Sappiamo però che necessariamente dovranno essere istituite le Aree metropolitane (le città metropolitane previste nella legge del Governo regionale sono un errore) per governare quei sistemi complessi a partire, per esempio, dai trasporti.
Allora è necessario che le aree esterne ai sistemi metropolitani si organizzino per non rimanere marginali rispetto alle politiche di sviluppo regionali, nazionali ed europee. Per questo occorre avere il coraggio di ragionare in grande puntando sulla posizione baricentrica della SICILIA DI MEZZO, la Sicilia Centrale che ha due sbocchi al mare: a S. Stefano di Camastra, sul Tirreno e a Gela sul Mediterraneo. Occorre ragionare su questo unico territorio che, grazie alla sua estensione e alla diverse specificità delle comunità e delle città che vi sono, potrà essere organizzato “a rete”, articolato in maniera policentrica con diversi livelli gerarchici. Solo così potranno tornare ad avere un luogo di centralità locali le città che sono state più danneggiate dall’attuale sistema: da Nicosia a Troina, da Mistretta a Niscemi.
Immaginare di annettere all’attuale provincia di Enna solo i piccoli comuni dei Nebrodi, territorio ancora più debole di quello dell’attuale provincia, condannerebbe alla ulteriore marginalità le nostre città. Occorre essere più ambiziosi e immaginare di lavorare insieme con i comuni a sud della provincia di Enna che attualmente appartengono alle province di Caltanissetta e Catania. Occorre immaginare che tra poco l’area industriale di
Gela potrà essere fortemente ridimensionata e in futuro abbandonata e che potrà immaginare un punto di approdo per le navi da crociera. Quello potrà essere, più utilmente, l’affaccio al mare del centro Sicilia, poiché è già collegato in maniera efficace in direzione nord-sud con l’autostrada Catania Palermo, proprio attraverso l’attuale provincia di Enna.
In ogni caso per una riforma di tale portata dovranno essere i cittadini ad esprimersi e dovrà essere previsto il referendum di adesione nel caso in cui i Consorzi dovessero essere prestabiliti per legge.
Fausto Carmelo Nigrelli

lunedì 14 ottobre 2013

Riunione dell'associazione Big Bang Sicilia- Piazza Armerina

Oggi 14 ottobre l'associazione politico culturale Big Bang terrà una riunione alle ore 19:00 in via Filippo Guccio(sede Pd), tutti gli interessati o i semplicemente curiosi sono invitati a partecipare.
E' ora che anche la Sicilia decida di cambiare verso!!!!

lunedì 7 ottobre 2013

Intervista di Massimo Gramellini a Matteo Renzi per " La Stampa"

Ero andato a Firenze per capire se si può comprare un’auto usata da Matteo Renzi e ho scoperto che va in bici. Ci sta seduto sopra, nel cortile di Palazzo Vecchio. «Pedala, altrimenti cadi», gli grida qualcuno, facendo il verso alla sua famosa battuta su Letta. Il ciclista abbassa il cavalletto e scende. È una pila atomica. Attraversa piazza della Signoria, stringe mani di turisti, saluta in inglese gli americani, accenna un inchino ai giapponesi, raccoglie cartacce dal selciato e le va a buttare nel cassonetto. A tavola rinuncia al vino e solleva la camicia per mostrare un preludio di pancetta. “81 chili. Da qui ai quarant’anni voglio scendere a 75. Mi sono dato un anno e mezzo di tempo”. Forse non solo per dimagrire.
A scuola lei era già così sicuro di sé?
«Al classico venni rimandato in scienze per una ripicca personale con la prof. Mi comportai con arroganza, lo ammetto. Ma mi è servito».
Per diventare arbitro di calcio?
«Potrei dirle che avevo un innato senso della giustizia… In realtà non ero abbastanza bravo per giocare. A 17 anni arbitravo in seconda categoria. Certi derby in provincia di Pisa…».
I conterranei di Letta la menavano?
«Mai. Solo insulti alla triade classica: mamma, nonna, fidanzata».
Cosa ha imparato dall’arbitraggio?
«A decidere senza rinviare».
Allude?
«Bisogna saper gestire i cartellini. La prima ammonizione è fondamentale. Va data intorno al ventesimo minuto per far capire ai giocatori che ci sei. Da sindaco la pedonalizzazione l’ho fatta subito, quando tutti dicevano di aspettare. Arbitrare mi ha insegnato a non dare la colpa agli altri. Qui c’è gente che prende il raffreddore e dice che è colpa dell’instabilità».
Allude ancora, signor arbitro. Poi capo-scout.
«Lì ho imparato che clan può essere una bella parola. Soffro quando leggo che avrei abbandonato qualcuno dei miei. Io sono uno che osa, non uno che usa».
Come mai a vent’anni partecipò alla Ruota della Fortuna?
«Adoro i giochi di parole».
Si era capito. E io che credevo volesse conoscere Paola Barale.
«Aveva un suo spessore culturale. Vedendola dal vivo ho scoperto che la tv ti ingrassa di parecchio. Ho vinto 4 partite. Alla quinta avrei guadagnato 50 milioni di lire e sarei andato alla Ruota d’Oro. Invece sbagliai l’ultima definizione: un mare di neve. Dissi: un mare di navi. Mi ha fregato una vocale».
Arriva sempre a un passo dalla vittoria e poi…
«Fu la mia fortuna. Era il febbraio 1994. La puntata dopo Mike fece il famoso appello elettorale a favore di Berlusconi. Fossi stato lì, oggi qualcuno direbbe: perché Renzi non intervenne?».
Siamo al 25 luglio del Cavaliere?
«Sì, siamo all’epilogo. Lungo, ineludibile. Berlusconi mi fa rabbia perché ha cambiato il calcio, la tv e l’edilizia, ma non la politica: non solo non ha fatto le cose che volevamo noi, ma nemmeno quelle che voleva lui».
Lo hanno messo in minoranza nel suo stesso partito.
«Umanamente non sopporto i lecchini che all’improvviso sono diventati coraggiosi. Quelli che votavano Ruby nipote di Mubarak e adesso dicono che Berlusconi non ha i requisiti morali. Perché scusa, negli ultimi venti anni dove stavi? Che tristezza questi maramaldi ruffiani e pavidi».
Anche Alfano fa parte della categoria?
«No, Alfano si è trovato a dover scegliere tra la fedeltà all’uomo cui deve tutto e quella a un Paese per il quale ha giurato. Mi fanno più pensare i Giovanardi. Vuole fondare un nuovo partito e poi si stupisce se i giovani si drogano. È una battuta di Crozza. Strepitosa: l’avrà copiata da Twitter…».
Non teme che il governo “Alfetta” ci riporterà la Dc?
«Letta è un bipolarista convinto. Anche Alfano. Il Grande Centro è il sogno dei Fioroni e dei Giovanardi. Non passerà. Per la legge elettorale ripartiremo dalla bozza Violante. Chiunque vinca il congresso, il Pd ne uscirà ancora più bipolarista. Ma sarà un bipolarismo gentile e rispettoso».
Lei e Letta siete due galli nello stesso pollaio.
«Ma che dice? Sarebbe un errore replicare il modello Veltroni-D’Alema».
Vi siete parlati a Palazzo Chigi.
«Senza giri di parole, come d’abitudine. La tensione si è scongelata subito: ci siamo mandati a quel paese nei rispettivi slang».
Cioè?
«Io l’ho insultato in fiorentino, lui mi ha risposto in pisano».
Sempre meglio delle battute lassative di Crimi su Berlusconi.
«Al confronto dei leader Cinquestelle, Alvaro Vitali è uno statista».
Torniamo a Letta.
«Gli ho detto che, se diventassi segretario del Pd, non mi chiederei ogni giorno cosa fare per danneggiare lui e Alfano. Il mio non sarebbe un Pd con la matita rossa e blu per fare le pulci al governo».
Dicono fosse ancora arrabbiato per il suo viaggio dalla Merkel.
«Ma no. Mi aveva cercato lei, dopo aver letto una mia intervista sul vostro giornale. Ho preso un volo privato, il colloquio era previsto dalle 6 e 30 alle 7 e 30. Mi ha ricevuto alle 6 e 28 e alle 7 e 28 ha guardato l’orologio e mi ha congedato. Ama l’Italia, ci sta aspettando. Dice che abbiamo un grande leader, Napolitano. E mi ha parlato bene anche di Enrico».
In Germania avrebbe votato per lei?
«Da dirigente politico avrei votato Spd, per senso di appartenenza. Da cittadino non so. Quella donna mi ha colpito. Anche se nemmeno lei sta affrontando il vero tema: cambiare l’Europa. Perché è l’Europa in crisi, non un solo Paese».
Immaginiamo il tormentone dei prossimi mesi-anni. Lei che smania per tornare alle urne e gli altri che diranno: nel 2014 non si può perché c’è il semestre europeo a guida italiana, nel 2015 nemmeno perché c’è l’Expo.
«E nel 2016 le Olimpiadi in Brasile. Ma sento di poter annunciare che nel 2018 si voterà nonostante i Mondiali di calcio in Russia».
Non teme di finire nel congelatore?
«Solo nell’ultimo anno sono sopravvissuto a sette-otto sconfitte definitive. Volete capire che sono molto ambizioso, ma non ho fretta? Se Enrico dura dieci anni, farò dell’altro. Tanto fra dieci anni avrò l’età che lui ha adesso».
Risposta bella forte. E un po’arrogante.
«Sono pieno di difetti, dalla A di arroganza alla Z di zuzzurellone. Ma la A di ambizione mi sta bene. Perché avere l’ambizione grande di cambiare l’Italia non lo considero un difetto».
Da Berlusconi a Grillo, tutti i leader dell’ultimo ventennio hanno fondato un partito. Perché lei si ostina a volere trasformare uno già esistente?
«Il modello del partito personale è fallito. Del resto siamo arrivati alla vergogna per cui Bossi e Di Pietro hanno candidato i figli al consiglio regionale».
Non vuole fondare un partito nuovo, però vuole comandare su quello vecchio.
«La parola leadership non è una parolaccia. C’è una sinistra che rifiuta l’idea dell’uomo solo al comando. Fausto Coppi. Ma in un gruppo ci vuole sempre quello che si alza sui pedali. Un leader è uno che sceglie persone più brave di lui».
Non sarà facile, visto che tutti stanno salendo sul suo carro.
«In uno dei miei soliti eccessi di autostima, dico: le critiche dei prevenuti e le lusinghe dei ruffiani non avranno il potere di cambiarmi».
I dipendenti del Pd temono di essere licenziati.
«Il problema non è il personale, ma certo qualcosa si può risparmiare: ha senso spendere 9 milioni in comunicazione, due in consulenze, uno e mezzo in ristoranti e in alberghi? La sobrietà deve iniziare a casa nostra».
Si può tagliare la spesa senza licenziare i dipendenti pubblici? Fassina dice di no.
«Fassina non è cattivo, ma non ha mai amministrato nulla, non sa di cosa parla. Ormai lui dichiara a piacere su tutto. Lasciate fare a noi amministratori. Certo, va aumentata la produttività. Il forestale della Calabria deve sapere che con me non verrà licenziato, ma dovrà lavorare moltissimo».
Chi pagherà il conto della sua rivoluzione?
«Bisogna toccare i diritti acquisiti. Chi percepisce pensioni d’oro su cui non ha versato tutti i contributi deve accettare che sulla parte “regalata” venga imposto un prelievo».
Il suo Pd sarebbe a favore della patrimoniale?
«Molti amici imprenditori si dicono pronti a pagarla, ma prima chiedono che la politica dia il buon esempio. In ogni caso è prioritario assicurare una tregua fiscale. Se io pago, tu Stato devi smetterla di venirmi continuamente a controllare. Chi governa deve pensare che sta regalando qualcosa a qualcuno che ama. Se vuoi riformare la scuola, pensa a tuo figlio. Se vuoi favorire il lavoro, sfronda le duemila norme che lo regolano: ne bastano cinquanta».
Lo dice anche Letta.
«Ma queste cose devi farle subito e tutte insieme. Il cartellino giallo al ventesimo minuto. I primi cento giorni di governo sono decisivi».
L’establishment non si fida di lei.
«E fa bene. Può darsi che io non arrivi mai al traguardo. Ma se ci arrivo, è per cambiare le cose davvero. La crisi ha fatto passare in secondo piano l’aumento dell’Iva, i casi Telecom e Alitalia. La classe imprenditoriale, bancaria e universitaria dov’è stata in questi vent’anni? Abbiamo avuto un capitalismo familista, non familiare. Un sistema di poteri forti dal pensiero debole. Faccio il verso a De André: “Per quanto vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”».
Letta passa per l’uomo dell’establishment che lei vuole rottamare.
«La rappresentazione mediatica ha una sua fondatezza nelle nostre diverse modalità di esprimerci. Ma anche Letta ha capito che bisogna cambiare. E sa che, con me segretario, il governo sarebbe più forte, non più debole».
Ci sono sgarbi che non ha dimenticato?
«Casini che, a urne delle primarie aperte, dice: Renzi è come Berlusconi. E la Camusso: vanno bene tutti tranne Renzi. Cadute di stile frutto della paura».
Non è che, arrivato a Palazzo, poi si mette in riga come gli altri?
«Io non logoro. Strappo. Non ho lo stile democristiano del conte zio di Manzoni, quello di “sopire, troncare”».
Il conte zio sarebbe Gianni Letta?
«Questa è buona, ma io sono fra Cristoforo. Perciò forse non diventerò mai padre provinciale. Il mio mito è Rosario Livatino, il giudice-ragazzino ucciso dalla mafia. Diceva: “Alla fine non ti chiederanno quanto sei stato credente, ma quanto sei stato credibile”».
Sua moglie Agnese…
«Alt. La famiglia non si tocca. Agnese insegna italiano e latino. Precaria. Al Maggio Fiorentino le presentai Monti, allora premier. “Ha partecipato al concorsone?”, le chiese. “Sì”. “Allora converrà che il mio governo qualcosa di buono l’ha fatto”. E lei: “Direi proprio di no”. Aveva ragione mia moglie, stanno ancora aspettando i risultati del concorso».
Sarebbe un ottimo segretario del Pd.
«Ma resta fuori dalle interviste. Come i figli. Mi sono sentito vecchio il giorno in cui il più grande ha messo il pin al telefonino. “Tu non lo mettevi alla mia età?”, mi ha chiesto. Gli ho risposto che alla sua età non avevo il telefonino. E lui: ma come facevi a telefonare?».
Ha fatto un figlio a 26 anni e le danno del bambino.
«Bisogna vedere da chi viene la predica. La mia è una generazione cresciuta senza padri. La rottamazione è stata una rivolta contro una paternità politica che non era tale. I nostri leader erano cugini, tutt’al più fratelli maggiori. Non scogli, ma ostacoli».
Sua figlia ha sette anni.
«E sa già chi sono Epifani e la Camusso».
Roba da Telefono Azzurro.
«È un “mostro” come me, che a dieci anni guardavo i programmi elettorali in tv e al telefono riferivo a mio padre, sinistra Dc, cosa aveva detto De Mita».
Adesso De Mita dice: Renzi è un torrente che non diventerà mai fiume. Scalfari ha concordato con lui. Aggiungendo che il fiume è Letta.
«Sono contento di non essere oggetto di una previsione positiva della coppia De Mita-Scalfari. Non ne hanno mai azzeccata una».
La accusano di essere inconsistente. Ha visto l’imitazione di Crozza? I Renzini: 30% di Baricco e 40% di niente, in un cuore di cioccolato…
«Spero che Baricco non quereli… Ma il fatto di dire frasi secche non significa che dietro non ci sia elaborazione del pensiero».
Il perfido D’Alema sostiene di essere venuto a trovarla per vedere che libri leggeva.
(Renzi – ora siamo nel suo ufficio – gira intorno al tavolo e palpa due volumi di peso). «Alda Merini e Luzi. In questo periodo leggo poesie. Per mettere a fuoco i concetti».
È tornato su Twitter.
«L’avevo rimosso. Poi l’ho rimesso. È bellino. Certo, devi darti un limite. (Smette di scorrere i pollici sullo smartphone e li sposta su un pezzo di stoffa nera, dove continua a sgranchirli per non perdere l’allenamento)».
I pensieri di Cuperlo sono troppo lunghi per Twitter.
«Gianni è in gamba. Garba molto a noi addetti ai lavori, fuori non so. Io e lui siamo come i protagonisti del racconto di Chesterton in cui un laico e un cattolico si sfidano a duello, ma poiché non li lasciano combattere, diventano amici per trovare un posto dove duellare. Però nel 1999 era a Palazzo Chigi con D’Alema: dov’è stato in questi anni? Lui pensa abbia fallito solo la destra. Invece dobbiamo ridisegnarci anche noi».
Lo diceva già Veltroni al Lingotto, quando battezzò il partito.
«Walter aveva scritto il film giusto, ma ha sbagliato a credere che potessero recitarlo gli attori che avevano trasformato le pellicole precedenti in un flop. Nel mio Pd andranno avanti i più bravi, non i più fedeli. Dichiarerò guerra alla mediocrità».
Come si immagina, da segretario?
«A piedi tra la gente e non in auto col lampeggiante. Un segretario deve farsi vedere in giro. È in campagna elettorale permanente».
Letta ne sarà entusiasta. Continuerà a fare il sindaco?
«Il segretario non deve mica passare il tempo barricato in sede a gestire incarichi e spartire poltrone. Provo avvilimento quando vado in Rai e qualche dirigente mi dice: io sto con te. Ma che mi frega con con chi stai! ».
Ha sentito le intercettazioni in cui la democratica Lorenzetti ordina a una professoressa di favorire l’esame di un suo protetto?
«Spero licenzino quella professoressa. Però è sbagliato dire che Lorenzetti e Penati sono uguali a Berlusconi. Lui è un unicum. Ma sia chiaro che non credo alla superiorità morale della sinistra, semmai a quella del coraggio sulla paura e dell’altruismo sull’egoismo».
Questo “renzino” dove l’ha partorito?
«Non è mio, è di Oscar Farinetti: eravamo al secondo giro di Barolo».
Dicono che tra gli elettori di centrodestra lei piaccia meno di un tempo.
«Non piaccio ai loro giornali, che prima mi esaltavano e ora mi massacrano. Mi hanno fatto la prova-calzino. Di me si sa tutto, che bici e che mutui ho. Ma sono tranquillo. Mio cognato non ha la casa a Montecarlo ma a San Godenzo».
Il famoso metodo Boffo evocato anche dalle colombe alfaniane.
«Trovo inaccettabile che denuncino il metodo Boffo solo adesso e non quando veniva usato contro gli altri».
Briatore, Cavalli, Signorini. Ormai le manca solo un aperitivo con Dudù. Quando incontrerà Zagrebelsky?
«Ho incontrato anche Zagrebelsky, solo che non fa notizia. Dudù invece mi manca. Ma posso resistere».
Una settimana alla campagna delle primarie. Trovato lo slogan?
«L’Italia cambia verso».
Bel gioco di parole.
«Sarà una campagna diversa, rispetto all’altra volta. Non un “one man show” da uno contro tutti. Girerò di meno e senza camper, ho ancora mal di schiena. Vorrei che Pd diventasse sinonimo di leggerezza calviniana. Per vent’anni abbiamo fatto la faccia triste perché dall’altra parte c’era un sorriso finto. Farò una campagna allegra. Anche se andrò in luoghi drammatici, dal Sulcis a Lampedusa. La Bossi-Fini va cambiata. E l’Europa… Basta con questo andazzo per cui quando si tratta di sistemare le banche si va a Francoforte, mentre quando si tratta di sistemare le salme ognuno pensa ai fatti suoi».
Sono scomparse le polemiche sulle primarie.
«Perché stavolta sono aperte. Può votare anche chi non sa a memoria l’Internazionale o gli Inti Illimani».
Lei li ha mai cantati?
«El pueblo unido jamas sera vencido. Cosa diceva Vecchioni? Pallosa come una canzone degli Inti Illimani…».

mercoledì 2 ottobre 2013

Una delle ultime dichiarazioni di Matteo Renzi

Oggi sono usciti i dati sulla disoccupazione in Italia. Siamo al 12,2%, il livello più alto dal 1977. I giovani senza lavoro hanno superato il 40%.
 E la politica come reagisce? Niente, imbambolata sulle vicende che tengono l'Italia bloccata da vent'anni. Ho detto oggi al Premier Letta che da sindaco, da militante democratico ma soprattutto da cittadino spero che prevalga l'interesse del Paese.
 E continuo a fare il tifo per un Governo solido che faccia bene per le famiglie, per le imprese, per l'Italia. Tutto il resto lo lascio ai professionisti della chiacchiera...

venerdì 27 settembre 2013

L'impegno di Big Bang Sicilia per la Scuola: emendamenti al Decreto Scuola

In questi giorni si discute alla Camera il Decreto Scuola.

Big Bang Sicilia ha lavorato alacremente per poter essere in prima linea.
Davide Faraone infatti è stato nominato relatore del Decreto in Commissione Lavoro e Simona Malpezzi, deputata a noi vicina, è stata nostro riferimento nella Commissione Cultura, quella nella quale si discute in maniera specifica il Decreto
.
Il Decreto Scuola è apprezzabile ma manca di un progetto di visione.  Secondo noi è necessario pensare in termini innovativi puntando a una riforma complessiva del mondo della scuola che sottenda a una visione e a un’idea di Paese. 

L'obiettivo degli emendamenti che abbiamo elaborato e presentato è quello di migliorare le condizioni degli insegnanti e dei ragazzi, pur nei risicati margini di manovra concessi da questro Decreto.
Per questo obiettivo, nei nostri emendamenti si chiede :
- (ASILI) che i Comuni possano derogare dal patto di stabilità per pagare le insegnanti a tempo determinato dei servizi educativi per l’infanzia. Con questa deroga, ad esempio, a Palermo ritornerebbero a scuola 800 bambini esclusi dal servizio.
(SALUTE DEI LAVORATORI DELLA SCUOLA) chei i dirigenti scolastici e i dirigenti degl Uffici Scolastici provinciali seguano una formazione specifica in merito alla prevenzione e alla tutela dai rischi per la salute dei lavoratori della scuola.

- (CLASSI POLLAIO)che si vietino le "classi pollaio": sono da evitare le classi con un rapporto docente/alunni superiore ai limiti imposti dalla legge, soprattutto per tutelare la salute di docenti e studenti e il loro diritto alla qualità dello studio, specialmente nelle aree a forte depressione economica e sociale.
- (PREVENZIONE VIOLENZA DONNE) che si auspichi l'adozione del Codice Polite. Le case editrici  devono adottare il Codice Polite (Pari Opportunità nei Testi Scolastici) e i due Vademecum allegati per redigere libri, al fine di rimuovere sessismi e stereotipi dai libri di testo. Questo sarebbe un primo passo verso la sensibilizzazione e la promozione della parità di genere.
- (CONSERVATORI) che venga eliminata la disparità introdotta dalla legge n. 228/2012 che di fatto non garantisce uguale trattamento tra gli studenti dei Conservatori. Infatti, i soggetti iscritti allo stesso vecchio ordinamento di studi, con durata di studi diversa, devono aver equiparato il diploma conseguito alla laurea -  non alla magistrale e non triennale come è adesso,  a prescindere che la data del conseguimento del titolo di studi sia dopo l’entrata in vigore della legge”.
Adesso gli emendamenti devono seguire l'iter parlamentare: essere accolti e poi approvati. Incrociamo le dita. 


venerdì 20 settembre 2013

Una proposta sui Consorzi di Comuni


Ben strano posto la Sicilia, regione in cui da un giorno all’altro sta per essere presentata una riforma che dovrebbe essere epocale, senza che vi sia stato un serio dibattito all’interno delle forze politiche i cui gruppi parlamentari dovranno licenziare la nuova normativa. Con qualche eccezione, come il gruppo di docenti delle quattro università siciliane riunito dal Centro A. Olivetti e dall’Osservatorio Tulumello dell’ateneo palermitano, e coordinati da Andrea Piraino, neppure all’interno di quella parte consapevole della società siciliana che ha il dovere di riflettere preventivamente su una innovazione di tale portata si registrano iniziative significative.
La discussione sulla riforma dell’assetto amministrativo intermedio o, se si vuole, l’abolizione delle province, perché è di questo che si sta parlando, è ormai incentrata sulla soglia minima e massima di popolazione che devono avere i liberi consorzi, su un numero che dovrebbe essere preventivamente stabilito (9? 6? 3?). O, ancora, sulla novità dei super comuni, le città metropolitane i cui confini ipotizzati si avvicinano a quelli su cui sta lavorando la Società Geografica Italiana che ha proposto una ipotesi di riordino territoriale in cui l’Italia è suddivisa in circa in 35/40 nuove regioni che sostituiscono le attuali province e gli attuali confini regionali «per diventare i centri propulsori della gestione amministrativa e dello sviluppo in un rinnovato “patto di cittadinanza”»Ma se il tema delle aree metropolitane è una questione fondamentale, le altre due sono i marker che indicano come, in realtà, la classe politica regionale non ha alcuna voglia di eliminare veramente le province, ma semplicemente di andare a un nuova assetto amministrativo intermedio in cui alcune realtà, Gela, Caltagirone, Marsala, possano finalmente conquistare il rango cui aspirano da decenni.
E se la legge 9 del 1986 che avrebbe dovuto dare attuazione all’art. 15 dello Statuto ha semplicemente affermato che i liberi consorzi di comuni in esso previsti sono denominati “province regionali”, adesso il rischio è quello contrario, che la legge affermi che le attuali provincie regionali, con l’aggiunta di qualche altra, cara a qualche potente della regione, siano denominate “liberi consorzi di comuni”.
La questione, a mio avviso, va affrontata partendo da un altro punto di vista: le competenze.
Attualmente, le province in Sicilia – come enti locali –  hanno competenza: riguardo all’edilizia per le scuole secondarie superiori, alla viabilità provinciale, a non meglio definiti “impianti di interesse sovracomunale” e hanno funzioni amministrative – assolutamente sottoutilizzate – in relazione a servizi sociali e culturali, allo sviluppo economico, all’organizzazione del territorio e alla tutela dell’ambiente.
Ci sono poi altri organismi che si occupano di questioni che hanno o hanno avuto finora valenza sovracomunale: gli ATO per i rifiuti e per il servizio idrico integrato, poi gli Iacp, i distretti turistici, le camere di commercio, le Asi, le Asp, la protezione civile.
Le funzioni amministrative potrebbero, più utilmente essere divise tra regione e comuni: per esempio la realizzazione di strutture socio assistenziali sovracomunali alla prima, le iniziative culturali ai comuni; la formazione professionale alla prima, il diritto allo studio (buoni scuola) ai comuni ; l’organizzazione del territorio e la tutela dell’ambiente alla prima per quanto riguarda la pianificazione, ai comuni per quanto riguarda l’attuazione e il controllo; la gestione delle riserve e la localizzazione di impianti legati al ciclo dei rifiuti alla regione, il controllo dell’inquinamento ai comuni.
Allo stesso modo si potrebbe, per esempio, trasferire l’edilizia scolastica delle superiori ai comuni insieme alle strade secondarie e quelle che mettono in collegamento due comuni alla regione; chiudere gli Iacp e trasferire l’edilizia residenziale pubblica i comuni
La sanità, soprattutto in relazione alla rete ospedaliera fori dagli ambiti metropolitani, potrebbe essere ridisegnata sulla base dei reali bacini di utenza e non degli attuali confini provincialiA questo punto rimarrebbero delle questioni, davvero poche, che devono necessariamente essere affrontate a livello sovracomunale: la gestione del ciclo dei rifiuti e del sistema idrico integrato, la gestione delle aree di sviluppo industriale, i distretti turistici.
Ecco che il libero consorzio di comuni può prendere corpo ed essere davvero “libero”. Ogni comune, dentro un quadro di coordinamento e delle regole, dovrebbe potere liberamente scegliere di fare parte di un consorzio che può occuparsi del sistema dei rifiuti in maniera ottimale e di un consorzio, con soci e confini diversi, nel quale può essere meglio costruito un modello di sviluppo locale che punti sul turismo. E lo stesso varrebbe per le rimanenti competenza sovracomunali. Il modello organizzativo potrebbe essere simile a quello dei distretti socio-sanitari che mi sembrano una esperienza assai positiva con una guida politica affidata al comitato dei sindaci e un organismo tecnico formato da funzionari dei diversi comuni partecipanti. Senza costi aggiuntivi.
La riforma amministrativa del 1812 che abolì i tre Valli istituendo le sette intendenze produsse effetti fino al 1926 quando vennero aggiunte le due province di Enna e Ragusa, quindi la vigenza media di una riorganizzazione del livello intermedio è di un secolo.

Ecco perché su temi di questa rilevanza la fretta non è un buon consigliere e la scadenza del 31 dicembre, nata sulla base della legge-spot del 27 marzo non è una buona dead-line. Occorre una riflessione più approfondita e un coinvolgimento preventivo delle comunità locali e se per raggiungere questo obiettivo sarà necessario qualche mese in più, la posta in gioco vale una piccola proroga.


Fausto Carmelo Nigrelli, ordinario di Tecnica e pianificazione Urbanistica dell’Università di Catania,
Sindaco di Piazza Armerina 2008-2013

giovedì 12 settembre 2013

Renzi punge Letta: «Stabilità non è immobilismo»

Massimo D'Alema anti-Renzi alle primarie, pro-Renzi qualche mese fa, e infine pro-Cuperlo nel corso della recente festa democratica di Genova. Sono le immagini che accolgono Matteo Renzi, ospite di Porta a Porta. 

Bersani a Renzi: «Berlusconi non è ancora finito...»


Al sindaco di Firenze vengono fatti ascoltare altri celebri cambi di posizione, quelli di Fassino e Franceschini. Il suo commento è tranchant: «Io sono sempre lo stesso. Al massimo sono ingrassato di un paio di chili. Quanto a D'Alema, voterà Cuperlo. Ma tutto questo gioco di ruolo agli italiani non interessa per niente. Se noi partiamo con D'Alema, Franceschini, Fassino, gli italiani, dopo aver visto Montalbano vanno a letto», dice. 


«Se il Pd vuol fare le cose per bene e per cambiare il Paese, io ci sono. Se vuole rimanere com'è adesso, io glielo lascio volentieri». Così Matteo Renzi, nel corso della registrazione di Porta a Porta. La stabilità è senz'altro un valore, ma «l'immobilismo» no. 


Sul goevrno dice: «L'unica cosa che serve è la stabilità... Certo, la stabilità va bene, ma una cosa è la stabilità altra cosa è l'immobilismo». Ha aggiunto il sindaco di Firenze: «Dicono che non si pagherà più l'Imu ma la Service tax... Ma le tasse sono tasse anche in inglese». Il governo sta facendo bene «su alcune cose», deve essere «più coraggioso» su altri temi. 


«Io capisco che Letta si preoccupi della seggiola. Ci mancherebbe. Ma bisogna pensare a quel che serve al Paese». Lo dice Matteo Renzi, nel corso della registrazione di Porta a Porta. Da segretario lei darebbe una mano? «Ma certamente», risponde Renzi. Che aggiunge: «Questa cosa del governo che deve durare è un tic andreottiano. La mia domanda non è come ci arriva Letta, al semestre europeo, ma come si arrivano le nostre imprese».


Per Berlusconi «la partita è finita. Game over». Lo dice Matteo Renzi a Porta a Porta. Il problema Berlusconi, aggiunge, «appartiene al passato, alla storia».



RENZI: PREFERISCO VOTO DI DELUSI
CENTRODESTRA A QUELLO DI BRUNETTA
 

«Il Pd ha avuto paura quando ho detto che dovevamo prendere i voti dei delusi del centrodestra». Lo ha detto Matteo Renzi, sindaco di Firenze, nel corso della registrazione di 'Porta a Portà. «Se uno è bravo prende il voto anche degli altri - ha aggiunto - invece mi hanno fatto passare per traditore perché cercavo di allargare i confini del Pd». «Tra prendere il voto dei delusi o quello di Brunetta in Parlamento, io prendo il voto dei delusi». 

GOVERNO: RENZI, LETTA GOVERNI
SENZA EVOCARE PAURE
 

«Non si governa evocando una paura o una minaccia, lo fece Tremonti dicendo la frase più idiota degli ultimi anni quando disse 'Rischiamo di fare la fine della Grecià. Letta non lo segua». Lo dice Enrico Letta a Porta a Porta. «Non dobbiamo giocare in difesa, ma dire: 'tra dieci anni noi faremo meglio della Germanià», aggiunge. «Perchè Letta dovrebbe andare a casa? - continua Renzi rispondendo alle domande in studio - lui deve lavorare per il bene dell'Italia e avere coraggio». 

PD, RENZI: OGGI LE CORRENTI,
IO VOGLIO I MIGLIORI
 

«Sul partito dobbiamo portare i migliori. Nel Pd oggi abbiamo una logica delle correnti. Ma a me non me ne frega niente di chi vota la gente al congresso. Io non chiedo il voto delle persone fedeli. Io chiedo il voto delle persone capaci». Così Matteo Renzi nel corso della registrazione di Porta a Porta. «Io- dice- attingerò a piene mani dal mondo delle persone che ascolto settimana per settimana. Professori, imprenditori... È una scuola di vita straordinaria». 

CHI PENSA CHE VA TUTTO BENE
NON MI VOTI A PRIMARIE 
I

Alle primarie Pd chi vuole il cambiamento dovrà votare Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze lo ha detto parlando a Porta a porta: «Se chi viene alle primarie del Pd pensa che vada tutto bene, che le cose fino ad oggi sono tutte giuste, fanno bene a non votarmi». 

RENZI: CONGRESSO ENTRO 8 DICEMBRE?
NO, SCADENZA 7 NOVEMBRE
 

«C'è una scadenza che è il 7 novembre. Perchè dobbiamo non rispettarla?». Matteo Renzi dice 'nò all'ipotesi di fare il congresso tra il 24 novembre e l'8 dicembre. 

PD: RENZI, CONGRESSO VA FATTO 

«Non credo che ci sarà la crisi di governo, ma a parte tutto il congresso del Pd va fatto. Perchè se ti chiami Partito democratico sei un partito, ma anche democratico. E il nostro statuto dice che ogni 4 anni il congresso si fa».

BERLUSCONI/ RENZI: NON FARÀ LA CRISI,
DOVREBBE DIMETTERSI

In qualunque altro paese Silvio Berlusconi sarebbe «andato a casa» spontaneamente. Lo ha detto il sindaco di Firenze Matteo Renzi a Porta a porta, aggiungendo: «Io sono certo che Berlusconi non farà la crisi, per mille motivi». Renzi ha spiegato: «In un qualsiasi paese quando un leader politico viene condannato con una sentenza passata in giudicato, la partita è finita: game over. Ma con la disoccupazione, con la Spagna che ci passa avanti sullo spread... Noi passiamo il tempo su questa vicenda. In qualsiasi paese al mondo Berlusconi sarebbe già andato a casa di suo. Io credo al principio che la legge è uguale per tutti». 

PD/ RENZI: HO DECISO DI CANDIDARMI
PERCHÉ SUBIAMO IL PDL...
 

Matteo Renzi ha deciso di correre per la guida del Pd quando ha visto che il partito subiva l'iniziativa del Pdl nella maggioranza di governo. Parlando a Porta a porta Renzi ha spiegato: «Ho cambiato idea sulla segreteria del partito quando ho visto che nei primi mesi di vita del governo il Pd è rimasto un pò alla ruota del Pdl... Ero convinto che il Pd potesse ritrovare stimoli, energia ed entusiasmo senza il mio coinvolgimento diretto, invece...».

mercoledì 11 settembre 2013

Coltivare l'unità per corrispondere al dovere di responsabilità,per cambiare davvero la Sicilia

Di Gandolfo Librizzi


Di fronte al vero risiko che si sta giocando nel piccolo mare nostrum, ai venti di una vera guerra (minacciata, ordinata, rinviata) sull’altra sponda del Mediterraneo, non più mare di pace, qui in quest’isola piccolissima tranne che nel delirio di onnipotenza che domina l’animo dei suoi abitanti, un altro risiko di ben più modeste ambizioni, un’altra guerra (ben più insidiosa) esplode e, irruente, attenta e sconvolge la quiete calma dei siciliani disincantati e disillusi.


La guerra cioè, annunciata da tempo ma combattuta ancor prima, tra il Presidente del PD eletto dal popolo e il suo Partito, il Partito Democratico (il partito con il maggior gruppo parlamentare all’ARS, e, quindi, il Partito che dovrebbe essere l’ossatura fondamentale e imprescindibile della rivoluzionaria azione del Governo).

Nel volger di niente, in realtà da quasi subito dopo le epiche elezioni regionali di quasi un anno fa (epiche per i contenuti innovativi per questa terra volta al sempre eterno identico già visto conservatorismo di sistema), l’ascia di guerra, dissotterrata, è iniziata a romboare, minacciosa, colpendo qua e la, senza precauzione alcuna.

E dunque, che fare?

Recuperare quanto prima il lume della razionalità, il senso di corrispondere alle attese della Sicilia e dei siciliani. Recuperare il senso della responsabilità che grava sulle spalle di ognuno oltre le schermaglie e i pruriti, gli scherni e le manchevolezze di tutti. Recuperare urgentemente il senso del dovere, del dovere di adempiere al mandato ricevuto per Governare bene, trasformandola, quest’isola lasciata incancrenire da Governi dissipatori del bene pubblico e del futuro delle sue genti. Si, avete letto bene: dissipatori del bene pubblico, predatori rapaci, famelici, ingordi. Tali sono stati, infatti, pur nella distinzione di storie e fatti diversi, i Governi siciliani, almeno sicuramente, quelli degli ultimi decenni, governi  che è possibile accostare, fuor di metafora, all’Over Shoot Day, termine inglese per dire che abbiamo esaurito anticipatamente tutte le risorse che il nostro pianeta  è in grado di generare in un anno (quest’anno il termine è stato il 20 agosto).

Così come l’umanità intera, anzitempo e dissennatamente ha esaurito le risorse disponibili, tali governi siciliani passati hanno esaurito e dissipato anzitempo le risorse di cui questa terra disponeva, e in abbondanza, lasciando a noi oggi le macerie sulle quali governare problemi atavici e difficilissimi che espongono veramente a una macelleria sociale che, per quanto deprecabile, è sempre più montante.

Perché questa è la drammatica e oggettiva realtà siciliana, della quale poco si discute nelle contese e nelle contumelie ma con la sia il Governo che il Partito dovrebbero fare i conti assumendosene la responsabilità di modificarla: la Sicilia cammina sull’orlo di un burrone con gambe malferme inchiodata com’è con i più alti tassi di disoccupazione giovanile prossimi al 50%, la fuga massiccia di giovani cervelli (fin già dalla scelta universitaria), con la dissoluzione del tessuto connettivo delle piccole attività imprenditoriali, l’assenza e/o la dismissione di grandi aziende e con il fallimento dell’asfissiante mano pubblica che non riesce più a garantire nemmeno gli stessi stipendi come nei suoi migliori anni di dissipazione ma che al contempo tutela e salvaguardia, con lauti compensi,  un’alta burocrazia pubblica e la sua classe politica più pagata, insieme all’esercito di precari più numeroso di tutto il Continente europeo, a cui, dopo avergli estirpato l’anima in questi venticinque anni di precarierizzazione, ora rischiano di essere buttati in mezzo alla strada, abbandonati al loro infausto destino.

Ecco perché, in questo drammatico scenario, irrinunciabile, per una seria politica riformista, di una sinistra democratica per la prima volta chiamata a governa la Sicilia, è l’urgenza di recuperare il senso della realtà, il senso della misura. In sostanza il buon senso che sembra essere fuggito via e con esso, il valore di una parola, della parola UNITA’ indispensabile per un partito e un governo che vogliono essere radicalmente riformisti, che si pongono l’obiettivo, ambizioso ma necessario, di cambiare questa Sicilia.
Si proprio l’unità. L’unità tra molteplici antagonismi e protagonismi; l’unità che è convergenza e comprensione delle ragioni della comune appartenenza ed è condivisione delle soluzioni da dare alla gravità della crisi in atto; l’unità che è la sola in grado di sostenere scelte difficili ma necessarie per interrompere questo stato di degrado in cui versa la Sicilia.
L’unità, che è sintesi propositiva necessaria per presiedere e orientare l’azione di rappresentanza del Partito Democratico (e la sua funzione parlamentare) e l’azione del Governo della Regione, le quali non sussistono una senza l’altra o, peggio, autoescludendosi.
Ecco perché serve recuperare il senso della misura e lo spirito dell’unità: perché è responsabilità comune, tanto del Governo quanto del più votato Partito di maggioranza, quanto ancora del Presidente eletto dallo stesso popolo corrispondere unitariamente al mandato elettorale non tradendo irreparabilmente, la speranza e la fiducia che in effetti il 28 ottobre 2012 è stata largamente, e magnanimamente, affidata nelle mani di entrambi.
Ciò va ben oltre il gioco sempre imperfetto e precario degli equilibrismi politici, del calibrare le singole tessere del mosaico composito che è la composizione di un Governo nel quale tutti debbono potersi riconoscere e tutti debbono poter condividerne e sostenerne l’azione.
Ecco, si, l’unità, quella che è necessaria per governare (cosa diversa dall’unanimismo e dalla finta pace finalizzata alla sola pubblica spartizione del potere) ed è la precondizione indispensabile, in Italia e in Sicilia, per consentire al polo riformatore di affrontare la vera ed unica guerra da ingaggiare davvero contro il divario esistente tra l’Italia e il resto d’Europa, tra la Sicilia e il resto del paese. Una guerra contro il malessere diffuso dei siciliani, e le loro precarie condizioni di esistenza, per offrire loro una prospettiva, una speranza, un orizzonte.
Penso che noi, noi cosiddetti ‘renziani’, noi che del cambiamento e dell’innovazione ce ne siamo fatti una bandiera di principio, oggi non possiamo fare a meno di aggiungere a queste due parole, a cambiamento e a innovazione, anche quella dell’unità, che è allo stesso tempo evocazione di una visione e di una prospettiva ma anche capacità di sintesi e convergenza essendo la sola che consente di attuare davvero cambiamento e innovazione.
Senza questa impellenza della ricerca dell’unità, ogni cosa sfugge via al più razionale dei progetti possibili, ogni cambiamento e ogni innovazione vengono traditi, perché frutto di ‘minoranze maggioritarie’ di corto respiro. Per questo, oggi noi dobbiamo saper introdurre questa parola nell’orizzonte politico e con essa governare i processi di cambiamento e di innovazione, richiamando tutti al quel senso comune di responsabilità che deve contraddistinguerci.
Questo oggi deve animare il compito storico che ci sta di fronte: se davvero vogliamo cambiare e vogliamo evitare di rimanere nei soliti annunci di cambiamenti storici che non arrivano, invocando l’arrivo di guerrieri che mai giungono ed evitare che il tempo inesorabile consuma e disperde anche i sogni migliori, insieme dobbiamo dar prova di essere una forza politica seria, all’altezza della situazione, in grado di vincere la sfida.

lunedì 9 settembre 2013

PIAZZA ARMERINA - IL BIG BANG SICILIA FA IL SUO INGRESSO UFFICIALE IN PROVINCIA DI ENNA

http://www.bigbangblogsicilia.it/news/piazza-armerina-il-big-bang-sicilia-fa-il-suo-ingresso-ufficiale-in-provincia-di-enna/

LA SOCIETA’ CIVILE COME CHIAVE DEL CAMBIAMENTO

LA SOCIETA’ CIVILE COME CHIAVE DEL CAMBIAMENTO


Dalla Sicilia un'altro "messaggio di cambiamento" che presto investirà l’intero paese. Gli elettori di Messina hanno scelto come loro Sindaco un cittadino “semplice”, un Professore che per anni si è battuto per la propria città fuori dai palazzi, autofinanziando le proprie iniziative e coinvolgendo altri cittadini. Accorinti ha sconfitto il candidato che veniva definito, all'unanimità, il "Padrone di Messina e Provincia, capace di sbaragliare chiunque in ogni competizione elettorale". I messinesi hanno sconfitto un pregiudizio radicato e capace, fino a ieri, di cancellare ogni speranza di cambiamento: l’idea che il potere si autoalimenta e che chi lo detiene non potrà mai essere scalzato.

Messina e la Sicilia tutta, ogni giorno, rafforzano il messaggio che il tempo delle caste immutabili e della spartizione delle poltrone è finito. I cittadini riconoscono e sostengono i tanti attivisti e le associazioni che con le proprie forze e sacrifici si impegnano ogni giorno per migliorare le proprie città ed i propri quartieri, perché in loro e nei loro sforzi si rivedono e si affidano. Dobbiamo avere sempre la consapevolezza che l'uomo è più importante della carica che ricopre, sia nelle vittorie che nelle sconfitte, perché il nostro obiettivo è quello di liberarci da ogni pregiudizio e schema e di non lasciarci scoraggiare da chi tenta di sminuirci per impedirci di prendere coscienze del nostro valore.

Ogni giorno nasce un nuovo circolo e si accende una fiammella intorno alle nostre idee ed ai nostri progetti ed il sogno di poter davvero essere protagonisti del nostro futuro si avvicina un po’ di più, se sapremo mantenere la nostra coerenza e lottare senza la paura di essere "oscurati". Noi, a differenza di altri, brilliamo e brilleremo sempre della nostra luce.

Antonio Ferrante, Coordinatore Regionale Big Bang Sicilia



giovedì 5 settembre 2013

Discorso inaugurale dell'associazione politico-culturale Big Bang Sicilia - Piazza Armerina

Qui di seguito il discorso inaugurale dell'associazione politico-culturale Big Bang Sicilia-PiazzaArmerina, svoltosi nella meravigliosa cornice dell'ex chiesa di Sant'Anna,tenuto dal professor Fausto Carmelo Nigrelli


Presentazione di Big Bang Piazza Armerina
Ex chiesa di S. Anna vecchia
4 settembre 2013 ore 17,00







Perché siamo qui oggi.
Siamo qui per tenere a battesimo il primo circolo di Big Bang Sicilia in provincia di Enna. Uno dei primi della Sicilia centro meridionale.

Big Bang Sicilia è un’associazione politico-culturale che ha lo scopo di “animare la riflessione pubblica e alimentare la discussione sui principali nodi dell’innovazione politica ed economica e sui passaggi necessari alla Sicilia per uscire dallo stato di profonda crisi nella quale è stata ridotta”.

Il nome dell’associazione è una bandiera: Big Bang fu il nome dell’evento che si tenne a Firenze, stazione Leopolda, nel 2011. In quella occasione Matteo Renzi lanciò il suo manifesto per l’Italia che, da lì a poco, lo avrebbe portato al grande risultato alle primarie del PD, senza l’appoggio dell’establishment del partito, ma soprattutto a diventare riferimento per tutti coloro che sentono il bisogno di cambiare il Pd e (o per) cambiare l’Italia.

All’associazione posso aderire sia iscritti al PD, che cittadini che non aderiscono al nostro Partito e alle nostre iniziative possono partecipare anche coloro che non aderiscono alla nostra associazione.

Guardate: ci son molte associazioni culturali che appartengono all’area del PD: Italianieuropei che fa riferimento a D’Alema, 360 che fa riferimento a Letta, Liberal che fa riferimento a Enzo Bianco. Bene. Tutto ciò con noi non c’entra niente. Quelle sono associazioni nate dall’alto perché un leader nazionale potesse avere un suo think tank, come si dice, cioè un luogo nel quale grandi specialisti possono elaborare idee e proposte e attraverso il quale esporre le proprie idee e proposte e dare una visiona plastica della propria corrente.

Big Bang  è un’altra cosa. Big Bang nasce dal basso, dalle comunità, dai comuni, dai cittadini militanti e non. Noi che creiamo questa associazione crediamo che sia compito nostro “dare un contributo”, “ci facciamo carico di”.

Di cosa ci facciamo carico?

Noi vogliamo cambiare l’Italia e per farlo vogliamo e dobbiamo cambiare il Pd.

Da qui, da Piazza, dalla provincia di Enna, l’ultima tra le provincie in liquidazione, si organizzano per cambiare l’Italia. Sono pazzi, sono visionari.

No. Non siamo pazzi. Si. Siamo visionari. E siamo visionari nel senso che abbiamo e condividiamo e costruiamo una visione del futuro dell’Italia e, dentro il futuro dell’Italia, quello della Sicilia, del nostro territorio e della nostra comunità.

In questi anni l’Italia è stata ferma. Da venti anni l’Italia è ferma e in un mondo che si muove, che cerca nuove vie, che cerca di migliorarsi, restare fermi significa andare indietro. E uno dei motivi – se non il principale - per il quale l’Italia è stata ferma è che da venti anni è rimasta infatuata in parte e sotto ricatto per il resto da parte di un solo ricchissimo cittadino che ha imposto le sue esigenze personali, i suoi interessi, la sua agenda. Anche quando ha fatto finta di occuparsi dei problemi di tutti, come quello dell’IMU.

La proposta di Graziano Del Rio di abolire l’IMU per l’80% dei cittadini lasciando che la pagassero i ricchissimi proprietari di enormi ville o di vasti patrimoni immobiliari era ed è la più equa. Quella che ci convince di più. Ma il ricatto di Berlusconi ha reso necessario abolirla per tutti creando un buco nel bilancio dello stato che, necessariamente, si ripercuote sulle fasce più deboli.

Ma a noi  non appassiona la riduzione dell’IMU, soprattutto dell’IMU ai ricconi. Ci interessa, invece, che lo Stato, che il Governo, si faccia carico dei problemi VERI degli italiani e delle imprese. Ci interessa, per esempio, che i giovani delle famiglie non benestanti possano andare all’università come i nostri genitori, figli di semplici operai o artigiani o contadini, hanno potuto fare nell’immediato dopoguerra. Mentre oggi sono sempre più numerosi i ragazzi meritevoli che non possono continuare gli studi perché le famiglie non possono mantenerli all’università. A noi interessa che lo Stato garantisca un prestito d’onore per gli studi ai giovani meritevoli che non hanno la possibilità in famiglia e che questi lo restituiscano quando avranno trovato lavoro. Come fa la Gran Bretagna, dove, infatti, sempre più numerosi si spostano a studiare i nostri giovani.

A noi interessa che lo stato riduca il divario tra il costo del lavoratore al datore di lavoro e quanto effettivamente percepisce il dipendente; a noi interessa che aumentino i servizi qualificati  alle famiglie, che ci sia una totale integrazione con gli immigrati, che si attui un percorso di sviluppo credibile a livello nazionale, regionale e locale. A noi interessa uscire dalla crisi che ci lascia il ventennio berlusconiano con una visione chiara del futuro a partire, per esempio, da una reale, consapevole, decisa valorizzazione del patrimonio culturale e anche umano. A noi non interessa fare crescere il PIL, ma ci interessa fare crescere il BIL Benessere interno lordo, come nel lontano 1968 affermò, con grade lungimiranza, Bob Kennedy
Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jpnes, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.  
Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Come vedete siamo visionari ma con i piedi ben piantati a terra. E questo grazie al fatto che, per la prima volta, a proporsi di guidare l’Italia non sono i politici allevati dai partiti in batteria, che crescono dentro le segreterie e perdono progressivamente il contatto con il mondo vero. Ma sono coloro che ogni giorno si confrontano con i cittadini e con i loro problemi. I sindaci, gli amministratori locali. Matteo è sindaco di Firenze ed è stato Presidente della provincia, Graziano del Rio è sindaco di Reggio Emilia. Perfino personalità che hanno avuto ruolo politico di primissimo piano, ma hanno fatto o fanno anche i sindaci come Walter Veltroni, Enzo Bianco e Piero Fassino. E sono centinaia i sindaci e gli amministratori locali del PD che hanno deciso di spendersi perché con Matteo questa Italia (ricordo ancora il sindaco di Bologna Virginio Merola o quello di Forlì, amico di Piazza di cui è stato ospite, Roberto Balzani), l’Italia che è al tempo stesso visionaria e pragmatica, possa guidare la nostra nazione dopo vent’anni che ci hanno allontanato dal resto d’Europa. Alla seconda Repubblica finta noi contrapponiamo una Repubblica 2.0, in cui l’innovazione, l’efficienza e la competenza sono il motore dello sviluppo.

Si. Poco fa ho fatto alcuni nomi di personaggi del Pd che hanno avuto in questi venti anni ruoli importanti e molti di voi hanno pensato: cosa c’entrano questi con la rottamazione che è stata a lungo la parola d’ordine associata a Matteo Renzi.
Non c’è contraddizione. Questi personaggi, se confermeranno di appoggiare Matteo alle primarie come segretario del PD, rimarranno semplici sostenitori come migliaia di altri. Ma al tempo stesso dobbiamo chiarire cosa significa rottamazione: non un accantonamento automatico di persone, per età o per longevità della loro attività politica. Ma la rottamazione di un modo di svolgere l’attività politica che avremmo dovuto archiviare con il XX secolo e che, invece, è ancora qui.
Diciamo la verità: il partito democratico – la più grande e seria intuizione politica di questo inizio di millennio – non è ancora nato davvero. La maggior parte di noi continua ad essere o ad essere percepito o a percepire gli altri democratici come ex. Ex comunisti ed ex democristiani o, peggio, ex appartenenti a una o all’altra corrente di quei partiti. È questa mentalità che vogliamo rottamare. Ci interessano la competenza, la passione, la voglia di scommettersi, non l’appartenenza. Noi vogliamo rottamare chi privilegia il proprio clan e chi pensa di essere insostituibile per cambiare il Pd che pensiamo sia l’unico strumento utile per cambiare l’Italia di oggi. Non il Pd come è stato in questi anni, ma quello che abbiamo cominciato a costruire e che vedrà Matteo Renzi, dopo le primarie, segretario e, quando sarà il momento, Capo del Governo.
Per questo le polemiche di oggi da parte di alcuni nostri compagni e amici di partito che “temono di morire democristiani” sono fuori luogo, continuano a guardare all’indietro. Noi intanto, per il momento, non vogliamo morire, ma, soprattutto, vogliamo vivere avendo assolto il compito di migliorare l’Italia per le generazioni future.
Questo non è pensiero debole, ma è pensiero radicato nella realtà, che non rifiuta l’elaborazione teorica, ma la fa nascere dalla realtà delle questioni sul tappeto. Che non rifiuta l’organizzazione, ma vuole costruire una forma organizzativa che corrisponda alle caratteristiche della società odierna, non a quella del Novecento.

Tutto ciò vale per l’Italia, ma vale anche per le nostre città. Esattamente nello stesso modo. E questo coloro che hanno promosso la nascita di questo primo circolo della provincia di Enna vogliono fare. In parte si tratta di un approccio che è stato già sperimentato nella legislatura comunale appena conclusa e che i cittadini non hanno premiato. Questo ci ha resi ancora più consapevoli della difficoltà di dare una speranza alla fine di questo lungo ventennio. Ma siamo assolutamente convinti che non può esserci, qui e ora, un’altra soluzione altrettanto valida ai problemi di questa e di altre comunità simili.

Per questo a guidare questo percorso saranno soprattutto giovani e giovanissimi, in gran parte alla prima esperienza politica, ma con a fianco persone che, pur non giovanissime, non hanno mai avuto o hanno deciso di liberarsi di quella vecchia logica di cui parlavo prima per costruire il nuovo Pd e con esso la nuova Italia.


Per questo invitiamo tutti voi a darci una mano, per Piazza, per la Sicilia e per l’Italia.