È falso affermare che in Sicilia sono state abolite le province, ma sono state solo sospese le elezioni di presidenti e consigli. Non si sa ancora quale riforma verrà approvata dall’ARS. Si tratta di una fase cruciale: in Sicilia ogni riforma amministrativa ha avuto effetti mediamente per 100 anni: quella che nel 1817 istituì le sette intendenze rimase in vigore fino al 1927 quando vennero istituite le province di Enna e Ragusa. Da allora sono trascorsi 86 anni. Occorre dunque immaginare come vogliamo che sia questa parte della Sicilia nel prossimo secolo.
Occorre riflettere bene. Ancora non sappiamo quali saranno i contenuti della riforma: se i confini dei nuovi Liberi Consorzi di Comune saranno stabiliti per legge o se vi saranno limiti di popolazione. Né sappiamo quali saranno le competenze attribuite ai Consorzi. Sappiamo però che necessariamente dovranno essere istituite le Aree metropolitane (le città metropolitane previste nella legge del Governo regionale sono un errore) per governare quei sistemi complessi a partire, per esempio, dai trasporti.
Allora è necessario che le aree esterne ai sistemi metropolitani si organizzino per non rimanere marginali rispetto alle politiche di sviluppo regionali, nazionali ed europee. Per questo occorre avere il coraggio di ragionare in grande puntando sulla posizione baricentrica della SICILIA DI MEZZO, la Sicilia Centrale che ha due sbocchi al mare: a S. Stefano di Camastra, sul Tirreno e a Gela sul Mediterraneo. Occorre ragionare su questo unico territorio che, grazie alla sua estensione e alla diverse specificità delle comunità e delle città che vi sono, potrà essere organizzato “a rete”, articolato in maniera policentrica con diversi livelli gerarchici. Solo così potranno tornare ad avere un luogo di centralità locali le città che sono state più danneggiate dall’attuale sistema: da Nicosia a Troina, da Mistretta a Niscemi.
Immaginare di annettere all’attuale provincia di Enna solo i piccoli comuni dei Nebrodi, territorio ancora più debole di quello dell’attuale provincia, condannerebbe alla ulteriore marginalità le nostre città. Occorre essere più ambiziosi e immaginare di lavorare insieme con i comuni a sud della provincia di Enna che attualmente appartengono alle province di Caltanissetta e Catania. Occorre immaginare che tra poco l’area industriale di
Gela potrà essere fortemente ridimensionata e in futuro abbandonata e che potrà immaginare un punto di approdo per le navi da crociera. Quello potrà essere, più utilmente, l’affaccio al mare del centro Sicilia, poiché è già collegato in maniera efficace in direzione nord-sud con l’autostrada Catania Palermo, proprio attraverso l’attuale provincia di Enna.
Gela potrà essere fortemente ridimensionata e in futuro abbandonata e che potrà immaginare un punto di approdo per le navi da crociera. Quello potrà essere, più utilmente, l’affaccio al mare del centro Sicilia, poiché è già collegato in maniera efficace in direzione nord-sud con l’autostrada Catania Palermo, proprio attraverso l’attuale provincia di Enna.
In ogni caso per una riforma di tale portata dovranno essere i cittadini ad esprimersi e dovrà essere previsto il referendum di adesione nel caso in cui i Consorzi dovessero essere prestabiliti per legge.
Fausto Carmelo Nigrelli
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