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giovedì 5 settembre 2013

Discorso inaugurale dell'associazione politico-culturale Big Bang Sicilia - Piazza Armerina

Qui di seguito il discorso inaugurale dell'associazione politico-culturale Big Bang Sicilia-PiazzaArmerina, svoltosi nella meravigliosa cornice dell'ex chiesa di Sant'Anna,tenuto dal professor Fausto Carmelo Nigrelli


Presentazione di Big Bang Piazza Armerina
Ex chiesa di S. Anna vecchia
4 settembre 2013 ore 17,00







Perché siamo qui oggi.
Siamo qui per tenere a battesimo il primo circolo di Big Bang Sicilia in provincia di Enna. Uno dei primi della Sicilia centro meridionale.

Big Bang Sicilia è un’associazione politico-culturale che ha lo scopo di “animare la riflessione pubblica e alimentare la discussione sui principali nodi dell’innovazione politica ed economica e sui passaggi necessari alla Sicilia per uscire dallo stato di profonda crisi nella quale è stata ridotta”.

Il nome dell’associazione è una bandiera: Big Bang fu il nome dell’evento che si tenne a Firenze, stazione Leopolda, nel 2011. In quella occasione Matteo Renzi lanciò il suo manifesto per l’Italia che, da lì a poco, lo avrebbe portato al grande risultato alle primarie del PD, senza l’appoggio dell’establishment del partito, ma soprattutto a diventare riferimento per tutti coloro che sentono il bisogno di cambiare il Pd e (o per) cambiare l’Italia.

All’associazione posso aderire sia iscritti al PD, che cittadini che non aderiscono al nostro Partito e alle nostre iniziative possono partecipare anche coloro che non aderiscono alla nostra associazione.

Guardate: ci son molte associazioni culturali che appartengono all’area del PD: Italianieuropei che fa riferimento a D’Alema, 360 che fa riferimento a Letta, Liberal che fa riferimento a Enzo Bianco. Bene. Tutto ciò con noi non c’entra niente. Quelle sono associazioni nate dall’alto perché un leader nazionale potesse avere un suo think tank, come si dice, cioè un luogo nel quale grandi specialisti possono elaborare idee e proposte e attraverso il quale esporre le proprie idee e proposte e dare una visiona plastica della propria corrente.

Big Bang  è un’altra cosa. Big Bang nasce dal basso, dalle comunità, dai comuni, dai cittadini militanti e non. Noi che creiamo questa associazione crediamo che sia compito nostro “dare un contributo”, “ci facciamo carico di”.

Di cosa ci facciamo carico?

Noi vogliamo cambiare l’Italia e per farlo vogliamo e dobbiamo cambiare il Pd.

Da qui, da Piazza, dalla provincia di Enna, l’ultima tra le provincie in liquidazione, si organizzano per cambiare l’Italia. Sono pazzi, sono visionari.

No. Non siamo pazzi. Si. Siamo visionari. E siamo visionari nel senso che abbiamo e condividiamo e costruiamo una visione del futuro dell’Italia e, dentro il futuro dell’Italia, quello della Sicilia, del nostro territorio e della nostra comunità.

In questi anni l’Italia è stata ferma. Da venti anni l’Italia è ferma e in un mondo che si muove, che cerca nuove vie, che cerca di migliorarsi, restare fermi significa andare indietro. E uno dei motivi – se non il principale - per il quale l’Italia è stata ferma è che da venti anni è rimasta infatuata in parte e sotto ricatto per il resto da parte di un solo ricchissimo cittadino che ha imposto le sue esigenze personali, i suoi interessi, la sua agenda. Anche quando ha fatto finta di occuparsi dei problemi di tutti, come quello dell’IMU.

La proposta di Graziano Del Rio di abolire l’IMU per l’80% dei cittadini lasciando che la pagassero i ricchissimi proprietari di enormi ville o di vasti patrimoni immobiliari era ed è la più equa. Quella che ci convince di più. Ma il ricatto di Berlusconi ha reso necessario abolirla per tutti creando un buco nel bilancio dello stato che, necessariamente, si ripercuote sulle fasce più deboli.

Ma a noi  non appassiona la riduzione dell’IMU, soprattutto dell’IMU ai ricconi. Ci interessa, invece, che lo Stato, che il Governo, si faccia carico dei problemi VERI degli italiani e delle imprese. Ci interessa, per esempio, che i giovani delle famiglie non benestanti possano andare all’università come i nostri genitori, figli di semplici operai o artigiani o contadini, hanno potuto fare nell’immediato dopoguerra. Mentre oggi sono sempre più numerosi i ragazzi meritevoli che non possono continuare gli studi perché le famiglie non possono mantenerli all’università. A noi interessa che lo Stato garantisca un prestito d’onore per gli studi ai giovani meritevoli che non hanno la possibilità in famiglia e che questi lo restituiscano quando avranno trovato lavoro. Come fa la Gran Bretagna, dove, infatti, sempre più numerosi si spostano a studiare i nostri giovani.

A noi interessa che lo stato riduca il divario tra il costo del lavoratore al datore di lavoro e quanto effettivamente percepisce il dipendente; a noi interessa che aumentino i servizi qualificati  alle famiglie, che ci sia una totale integrazione con gli immigrati, che si attui un percorso di sviluppo credibile a livello nazionale, regionale e locale. A noi interessa uscire dalla crisi che ci lascia il ventennio berlusconiano con una visione chiara del futuro a partire, per esempio, da una reale, consapevole, decisa valorizzazione del patrimonio culturale e anche umano. A noi non interessa fare crescere il PIL, ma ci interessa fare crescere il BIL Benessere interno lordo, come nel lontano 1968 affermò, con grade lungimiranza, Bob Kennedy
Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jpnes, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.  
Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Come vedete siamo visionari ma con i piedi ben piantati a terra. E questo grazie al fatto che, per la prima volta, a proporsi di guidare l’Italia non sono i politici allevati dai partiti in batteria, che crescono dentro le segreterie e perdono progressivamente il contatto con il mondo vero. Ma sono coloro che ogni giorno si confrontano con i cittadini e con i loro problemi. I sindaci, gli amministratori locali. Matteo è sindaco di Firenze ed è stato Presidente della provincia, Graziano del Rio è sindaco di Reggio Emilia. Perfino personalità che hanno avuto ruolo politico di primissimo piano, ma hanno fatto o fanno anche i sindaci come Walter Veltroni, Enzo Bianco e Piero Fassino. E sono centinaia i sindaci e gli amministratori locali del PD che hanno deciso di spendersi perché con Matteo questa Italia (ricordo ancora il sindaco di Bologna Virginio Merola o quello di Forlì, amico di Piazza di cui è stato ospite, Roberto Balzani), l’Italia che è al tempo stesso visionaria e pragmatica, possa guidare la nostra nazione dopo vent’anni che ci hanno allontanato dal resto d’Europa. Alla seconda Repubblica finta noi contrapponiamo una Repubblica 2.0, in cui l’innovazione, l’efficienza e la competenza sono il motore dello sviluppo.

Si. Poco fa ho fatto alcuni nomi di personaggi del Pd che hanno avuto in questi venti anni ruoli importanti e molti di voi hanno pensato: cosa c’entrano questi con la rottamazione che è stata a lungo la parola d’ordine associata a Matteo Renzi.
Non c’è contraddizione. Questi personaggi, se confermeranno di appoggiare Matteo alle primarie come segretario del PD, rimarranno semplici sostenitori come migliaia di altri. Ma al tempo stesso dobbiamo chiarire cosa significa rottamazione: non un accantonamento automatico di persone, per età o per longevità della loro attività politica. Ma la rottamazione di un modo di svolgere l’attività politica che avremmo dovuto archiviare con il XX secolo e che, invece, è ancora qui.
Diciamo la verità: il partito democratico – la più grande e seria intuizione politica di questo inizio di millennio – non è ancora nato davvero. La maggior parte di noi continua ad essere o ad essere percepito o a percepire gli altri democratici come ex. Ex comunisti ed ex democristiani o, peggio, ex appartenenti a una o all’altra corrente di quei partiti. È questa mentalità che vogliamo rottamare. Ci interessano la competenza, la passione, la voglia di scommettersi, non l’appartenenza. Noi vogliamo rottamare chi privilegia il proprio clan e chi pensa di essere insostituibile per cambiare il Pd che pensiamo sia l’unico strumento utile per cambiare l’Italia di oggi. Non il Pd come è stato in questi anni, ma quello che abbiamo cominciato a costruire e che vedrà Matteo Renzi, dopo le primarie, segretario e, quando sarà il momento, Capo del Governo.
Per questo le polemiche di oggi da parte di alcuni nostri compagni e amici di partito che “temono di morire democristiani” sono fuori luogo, continuano a guardare all’indietro. Noi intanto, per il momento, non vogliamo morire, ma, soprattutto, vogliamo vivere avendo assolto il compito di migliorare l’Italia per le generazioni future.
Questo non è pensiero debole, ma è pensiero radicato nella realtà, che non rifiuta l’elaborazione teorica, ma la fa nascere dalla realtà delle questioni sul tappeto. Che non rifiuta l’organizzazione, ma vuole costruire una forma organizzativa che corrisponda alle caratteristiche della società odierna, non a quella del Novecento.

Tutto ciò vale per l’Italia, ma vale anche per le nostre città. Esattamente nello stesso modo. E questo coloro che hanno promosso la nascita di questo primo circolo della provincia di Enna vogliono fare. In parte si tratta di un approccio che è stato già sperimentato nella legislatura comunale appena conclusa e che i cittadini non hanno premiato. Questo ci ha resi ancora più consapevoli della difficoltà di dare una speranza alla fine di questo lungo ventennio. Ma siamo assolutamente convinti che non può esserci, qui e ora, un’altra soluzione altrettanto valida ai problemi di questa e di altre comunità simili.

Per questo a guidare questo percorso saranno soprattutto giovani e giovanissimi, in gran parte alla prima esperienza politica, ma con a fianco persone che, pur non giovanissime, non hanno mai avuto o hanno deciso di liberarsi di quella vecchia logica di cui parlavo prima per costruire il nuovo Pd e con esso la nuova Italia.


Per questo invitiamo tutti voi a darci una mano, per Piazza, per la Sicilia e per l’Italia.

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